𝙇𝙖
𝙤𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡
𝙪𝙣𝙚𝙙𝙞 (Episodio 196) – Sono passati appena cinque anni e qualche mese da quella folle corsa verso il settore ospiti gremito di empolesi, in quel derby pazzo di Pisa. In quell’attimo in cui quella giovane promessa al nome di Davide Frattesi spedisce la palla sotto l’incrocio dei pali regalando un clamoroso 3-2 in un derby che entra di diritto nelle pagine belle del libro dei ricordi dell’Empoli; in quella maglia lanciata per aria che fluttuando trova agio sul verde prato, in quell’arrampicata per abbracciare i tifosi, in quell’urlo liberatorio. In quella sera al confine tra la fine di un’estate e l’inizio di un nuovo autunno. Davide con la maglia numero 16 dell’Empoli giocherà trentasette volte segnando cinque reti, ma non riuscirà a centrare il bersaglio grosso, quello della promozione in Serie A, che svanisce ai Play Off, dopo una stagione difficile e complicata. Lui lascerà Empoli dopo un solo anno, per quella massima categoria che ha ampiamente dimostrato di meritare nelle stagioni successive.
Quella corsa pazza verso i tifosi, quella gioia immensa, quell’energia ammirevole, e quel vizietto del gol non l’ha perso. Neanche in quella che probabilmente sarà eletta come una delle semifinali più epiche della storia dell’Inter, del calcio italiano e della più blasonata competizione calcistica per club a livello internazionale. E come a Pisa con la maglia dell’Empoli, è di nuovo il suo gol a decidere una partita pirotecnica: Inter – Barcellona 4-3. Signori, questo è il calcio. Bravo Davide!
