𝙇𝙖
𝙤𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡
𝙪𝙣𝙚𝙙𝙞 (Episodio 211) – Ci sono dei giorni in febbraio in cui la casa diventa un salotto buono, un luogo dove emozionarsi davanti alla tv.
Sono i giorni in cui le palme di Sanremo si accendono, e in barba al freddo e all’inverno, improvvisamente si respira per qualche giorno aria di mare, aria di festa, aria d’estate.
È la magia del Festival di Sanremo, del trasporto della musica, delle parole e delle emozioni che alcuni testi anche a distanza di tanti anni riescono a trasmettere.
Ci sono uomini che non muoiono mai, perché nella loro semplicità hanno quella capacità di regalare agli altri forti emozioni, sono quelli che piangono in silenzio, soffrono in silenzio, sono emotivamente attaccati alla loro vita, alla loro “arte”: tra questi ho sempre riconosciuto due protagonisti di tanti Festival, Pippo Baudo e Toto Cutugno.
Due artisti: il primo a condurre, incarnando talmente tanto il significato di questo evento a tal punto da diventare egli stesso parte integrante del festival canoro più importante d’Italia; Toto invece è stato un protagonista indiscusso, ha regalato poesie musicali, ha vinto meno di quanto avesse meritato, ma ha vinto per l’eternità, proprio come Pippo.
Perché per gli artisti, gli artisti veri è così: si lascia il segno per sempre, tra le stelle.
Ironia della sorte Toto ci ha lasciato un 22 agosto, Pippo un 16 agosto, in piena estate… proprio nei giorni in cui le palme si accendono a festa, e l’Italia respira aria di mare, aria d’estate… come accade in quei giorni freddi di febbraio.
Ciao Pippo, adesso puoi abbracciare di nuovo Toto: lassù sopra le nuvole, a condurre un altro festival tra le stelle, per le stelle…
